Elaborazione del LUTTO nei BAMBINI

TAFFO onoranze funebri Psicologo Elaborazione Lutto Bambini
07 Feb, 2017

L’elaborazione del lutto è un processo mentale lungo e complesso attraverso il quale le persone coinvolte cercano di comprendere, anche a livello emotivo, cosa hanno perso, quali aspetti non potranno più realizzarsi e quali si modificheranno. Si tratta dunque di un lavoro psichico estremamente impegnativo, ancora di più se si pensa al mondo dell’infanzia.

Bisogna partire dal presupposto che i bambini sono dipendenti dagli adulti, ne consegue che la morte di una persona loro vicina comporti anche in un certo senso la perdita di una fonte di protezione ed affetto.  Il concetto di morte si evolve gradualmente nel corso dell’infanzia:

A 3-4 anni il bambino pensa alla morte come qualcosa di non definitivo. A questa età il piccolo inizia a sviluppare una differenziazione “particolare” tra l’idea della separazione temporanea e quella definitiva. I bambini di questa età pensano alla morte come un qualcosa di momentaneo e credono che la persona morta tornerà, sono abituati a vedere cartoni animati dove magari il loro eroe preferito cade in un burrone o viene investito da una macchina ma poi si rialza. Tuttavia è bene sottolineare che in questa fascia di età, quando i bambini  vivono un evento luttuoso, avvertono intensamente il dolore della separazione perché sono perfettamente in grado di capire cosa sia la sofferenza.

A 5 anni i bambini spesso risultano incuriositi dagli aspetti fisici della morte.

A 6 anni la morte è associata ad angosce e  paure e viene attribuita più ad eventi esterni che a cause naturali. Comincia pian piano a delinearsi il concetto di irreversibilità.

Tra i  7 e gli 8 anni si rafforza il concetto di irreversibilità. In questa fascia di età i bambini hanno una idea più realistica  della morte, anche se non sono del tutto in grado di identificare e comprendere le proprie emozioni.

A 9 anni si consolida il concetto di irreversibilità  e i bambini vedono la morte come la fine delle funzioni vitali ma non sono ancora propriamente capaci di gestire le emozioni e questo potrebbe portarli ad esternare la loro rabbia attraverso l’aggressività contro i pari o i familiari, atteggiamenti che caratterizzano anche la fase precedente.

A 11 anni si stima che i bambini siano in grado di comprendere la morte in termini adulti.

Proprio come accade alle persone grandi, anche i bambini possono esprimere le emozioni derivate da una perdita in diversi modi.

Le manifestazioni più ricorrenti che denotano difficoltà nell’ elaborazione di una perdita sono le seguenti: inappetenza, insonnia, problemi dermatologici, problemi gastrointestinali, incubi notturni, calo del rendimento scolastico, cefalee, balbuzie, fenomeni di regressioni come ad esempio enuresi ed encopresi, ma anche paura del buio e di dormire da soli, isolamento sociale, ansia, rabbia e aggressività. Inoltre è anche possibile e non infrequente che i piccoli esprimano emozioni come la paura che loro stessi o altre persone amate possano morire e ammalarsi. Essi possono sperimentare anche sensi di colpa per i comportamenti inadeguati o le scarse manifestazioni d’affetto verso la persona prima che morisse.

I sentimenti di angoscia, di impotenza e perdita di controllo che caratterizzano chi ha subito un lutto si associano spesso ad un istinto di protezione verso i più piccoli, finalizzato a preservarli dal dolore. Ciò spinge molti adulti a tenere all’ oscuro i bambini di quanto accaduto, posticipando la comunicazione della morte. Tuttavia il silenzio non protegge i bambini dal dolore, anzi, i bambini, anche quelli molto piccoli in età prescolare, percepiscono quando qualcosa non va.

Le emozioni negative degli adulti li influenzano molto di più di quello che si possa pensare. È essenziale quindi dire sempre la verità su quello che sta accadendo. Per una corretta elaborazione e  accettazione del lutto occorrono dialogo e condivisione: lasciare degli spazi per parlare della persona che è morta, ricordarla e anche piangere.

Il pianto infatti non rappresenta solo la manifestazione di un’emozione, ma stimola la produzione di sostanze chimiche che agiscono da fattore calmante. Molto importante è il consolidamento della rappresentazione che il bambino ha della figura che lo ha lasciato, incoraggiare, seppure senza mai forzare, il racconto e il ricordo degli avvenimenti, le gioie, i dolori, le speranze e le preoccupazioni, ad esempio guardando delle fotografie.
Ciò rimanda al mondo degli affetti, delle relazioni e delle emozioni, lo stesso mondo in cui il legame col defunto rimane “ancora vivo”.

A questo proposito mi viene in mente la citazione di una lettura che consiglierei ai genitori e ai loro bambini anche e non solo in caso di lutto:

“Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi” (da Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery). La volpe svela questo segreto al piccolo principe nel momento del loro addio, a testimoniare che l’amore è fatto di presenze vicine anche se lontane.

È dunque fondamentale l’educazione al dolore, del resto il personaggio stesso della volpe ci insegna che ”l’essere addomesticati” , ovvero il “creare legami” talvolta ci può portare a soffrire, come nel caso in cui dobbiamo appunto separarci da una persona a cui vogliamo bene e non rivederla mai più.
In caso di lutto, ascoltiamo quindi empaticamente ciò che il bambino ha da dire e  facciamo in modo che non lo reprima, anche attraverso il disegno e il gioco oltre che naturalmente attraverso il dialogo.

Molti genitori si chiedono e chiedono anche a noi psicologi se sia giusto o meno far partecipare i bambini al funerale di una persona cara, temendo che possa essere per loro troppo doloroso.   
La risposta a questa domanda non può essere in assoluto un si o un no e può in effetti dipendere da svariati fattori, compresa la volontà stessa del piccolo che naturalmente non va mai forzato; in ogni caso bisogna tenere in considerazione che è importante per il bambino quanto per l’adulto avere la possibilità di poter dire addio, ricordando che ciò che provoca dolore non è il funerale in sé ma la perdita della persona amata. Di norma per favorire l’accettazione della perdita di una persona cara e l’espressione del dolore che ne deriva, il bambino dovrebbe partecipare alla cerimonia funebre in quanto questo può aiutarlo di fatto a capire cosa è accaduto e a fare i conti con la propria sofferenza. Inoltre partecipare in prima persona, magari dandogli la possibilità di portare un fiore o un oggetto, come un disegno o un regalo da mettere vicino alla persona scomparsa,  lo farà sentire una parte importante della famiglia e lo aiuterà a comprendere che non è solo nella gestione della perdita.
Nel momento in cui si decide di portare un bambino ad un funerale è bene prepararlo spiegando prima in cosa consisterà la cerimonia e come potranno reagire le persone, prepararlo ad esempio al fatto che potrà vederle piangere.
Anche recarsi al cimitero con la famiglia può rappresentare per il bambino “un modo concreto per entrare in contatto con la morte” e quindi capire meglio quanto accaduto e soprattutto uno dei modi per mantenere vivo il ricordo della persona venuta a mancare e per dargli un senso di continuità e di rafforzamento dei legami familiari anche con coloro che non ci sono più.

Non siamo mai così privi di difese come nel momento in cui amiamo“ dice Freud, per questo è indispensabile sostenere il bambino nelle dinamiche di elaborazione del lutto, ascoltandolo, sollecitandolo ad esprimere la propria sofferenza e accogliendo con empatia il suo dolore,  in quanto sulla base di ciò, verranno affrontate anche le successive esperienze di perdita e separazione.

Mariaserena Taffo – Psicologa Clinica

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